AM • Transerra Enduro©

47.7km 2350m+

VICOPISANO

Traversata in chiave enduro del Monte Pisano lungo la dorsale est-ovest.

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DESCRIZIONE

 “Attraversare tutto il comprensorio dei Monti Pisani in un giorno”. Sarà da un anno circa che mi ronza in testa quest’idea malsana. Sarà che forse mi sono stancato di un certo modo di concepire la mtb. Sarà che probabilmente non ce la farò mai perchè alla fine sono scarso . Sarà che finalmente è giunto il tempo di mettersi alla prova. Di andare oltre… ben oltre. Sarà che a questi monti devo molto. Li considero da sempre il mio rifugio dalla routine, il viaggio avventuroso dietro casa, l’amico taciturno che non ti delude mai. Bisogna fare in fretta, non c’è più molto tempo… fa già troppo caldo. La traccia da seguire più o meno in testa ce l’ho. Ma resta un dettaglio non da poco… con chi vado?! Mentalmente passo in rassegna i componenti del Pimpa e lo sconforto prende il sopravvento. Son quasi sul finire della conta (non è che ci voglia poi molto) quando mi si illuminano gli occhi! Ma certo! Il Mullah! Non potrei desiderare un compagno migliore... carattere schivo e introverso, privo di legami sentimentali stretti e, grazie all’addestramento base dell’ISIS, intollerante al freddo, al digiuno e alla tortura.

The Mullah

Vicopisano. Parcheggio della Serrezza. Ore 8.50am. Siamo a pronti a cominciare l’avventura. Ore 9, la gomma anteriore del Mullah ha finalmente finito di pisciare lattice. Partiamo. C’è frescura mista ad euforia nell’aria. Giriamo subito in Via della Verruca e dopo pochi metri recuperiamo subito un altro compagno, un endurista pontederese che ci scorterà fino al bivio per il Lombardona. Il tempo su questo versante non promette nulla di buono. Sullo Spazzavento pare che debba piovere da un momento all’altro….ma nulla accade…..siamo in missione per conto di Dio*! Lenti e cauti procediamo fino al Lombardona, salutiamo il nostro fugace amico e iniziamo lo spintage verso la vetta. I tempi in cui la facevo sui pedali con la Skeen sono un lontanissimo ricordo. La passeggiata panoramica sarebbe anche piacevole se non fosse che il Mullah a metà salita inizia subito a smaestrare sul sistema Virgo e sulle onde gravitazionali; giunti al bosone di Higgs mi perdo nei miei pensieri (e oggi ne ho parecchi visto quello che ci aspetta).

Monty & Ghela

Facciamo una breve sosta in vetta per le foto di rito eppoi ci addentriamo nel bosco ombroso e sinistro di Prato Erto. Qua sono facile preda dei fantasmi del passato: mio fratello che era solito picchiarmi, quella volta che caddi col fifty davanti al Bar La Borsa e venni deriso da tutti, quando a quella festa me la misero praticamente in mano ma ero troppo spaventato dall’altro sesso per approfittarne, mio padre che ci trascinava a vedere l’Infanzia di Ivan al Cinema Arsenale (avevamo 5 e 8 anni….)…... Fa freddo ma sono tutto sudato. Sovrappensiero oltrepassiamo il Sasso della Dolorosa e poco prima di Prato a Giovo deviamo sulla SX per raggiungere il BABUS. Integratori a gogo e vestizione di rito con il Mullah in versione pressochè estiva: caschetto xc, mascherina arancio fotonico, giarrettiere e spd! Temo voglia lasciare un segno indelebile su questo sentiero. Aggredisco la prima parte rocciosa…si si è vero….ci eravamo imposti di tenere un ritmo blando in salita e di sicurezza in discesa ma dopo un minuto è subito bagarre! Sulla prima parte non c’è storia……l’esperienza e la potenza fisica del Monty hanno la meglio sul tecnico. Sulla seconda parte veloce pago dazio e vedo progressivamente svanire nella polvere quel dannato culo rinseccolito. Alla fine del Babus l’umore della compagnia è alto. La discesa ci ha risvegliato dal torpore. Manca ancora molto ma mi sento in grande forma. Facciamo un cambio di guardaroba e riassettiamo i mezzi. Ci attende un lungo tratto pedalato. Ci incamminiamo quindi verso ovest sull’ampia carrareccia che, dopo un lungo mangia e bevi, sbuca sulla strada asfaltata che sale su da Calci; fortunatamente è stata da poco ripulita dal terribile asparago selvatico. Giunti su asfalto saliamo svogliatamente sulla panoramica fino al Ristorante i Cristalli. Cocacolino, crostata ai frutti di bosco (e una bella topa in bdc) ci rinfrancano un pò. Il freddo ci sprona a ripartire poco dopo. Il Mullah decide quindi di perorare la causa islamica “dimenticandosi” lo zaino vicino a un gruppetto di bitumari. Deviamo rapidamente verso Santallago e dopo circa 900 metri giriamo a DX sullo 00 per far perdere le nostre tracce.

Momte Pruno

La salita sul Monte Pruno si fa sentire. Il fondo erboso e molliccio, le gomme da 2.4 pollici e il monocorona risultano una combinazione micidiale. Il panorama invece spazia dalla Verruca (con il Momento ai Caduti del Vega 10 in primo piano) fino alle fioriture primaverili di un giallo intenso sul versante Butese. Seguendo le indicazioni CAI arriviamo all’Eliporto, proseguiamo sulla DX e dopo pochi metri imbocchiamo sulla SX il continuo dello 00, noto come “I MILITARI” (cartello CAI) . Trattasi di un singolino facile facile che scorre sinuoso lungo il bosco di pini del Monte Serra. Scorrevole e dalla pendenza modesta ci porta in un batter d’occhio a Prato Calci dove troviamo una gradita sorpresa: il CAI NAZIONALE in pompa magna è venuto a tifare per la nostra impresa! La commozione è tanta. Dopo innumerevoli abbracci e strette di mano col cuore gonfio di gioia e gli occhi lucidi procediamo sulla salita del Monte Cascetto; dopo pochi metri abbandoniamo l’asfalto, in corrispondenza della sbarra, girando a DX sulla carrareccia che costeggia a nord il monte e proseguiamo verso Fonte Cavallaia. Qui ricarichiamo le borracce e proseguiamo verso Colle di Calci. Sbucati su asfalto saliamo al crocevia e procedendo dritti imbocchiamo la Bisantola.

Bisantola

La tentazione di buttarsi giù per il 135 è forte ma resistiamo e saltellando come stambecchi sui dossi di deflusso delle acque giungiamo a Campo Croce. Siamo a metà dell’opera. Il cielo plumbeo, una fastidiosa brezza e la presenza inquietante di escursionisti abbigliati anni ‘80 ci spingono a ripartire subito. L’overdose di magnesio e potassio inizia a farsi sentire….le gambe sono anestetizzate, il cuore sobbalza di continuo e ai lati del campo visivo vergini nude danzano.

Faeta

La salita sul Faeta è lenta e inframezzata da numerosi tratti a spinta e bestemmie; l’imperativo è non forzare….siamo sempre belli distanti dalla metà. Alle 14.00 finalmente raggiungiamo la cima. Dopo una brevissima ricognizione dell’area decidiamo di ripararci dietro il Capanno verde e come cani rabbiosi ci avventiamo sulle vettovaglie. Dopo neanche 20 minuti ci rimettiamo in moto. Si era concordata una pausa lunga sul Faeta ma francamente si pipa dal freddo. In scioltezza scendiamo lungo il NONNO, uno dei sentieri più scorrevoli di tutto il comprensorio pisano; quello che ci vuole dopo un lauto pranzo. Al termine del single track procediamo a sinistra su carrareccia e teniamo sempre la sx perchè dobbiamo aggirare tutto il versante ovest del Monte Faeta. Su questo tratto è presente la seconda e ultima fonte d’acqua di questo giro. Ne approfittiamo per una doccia e un bucato a mano. Dopo un tratto di dolce saliscendi, in prossimità del Monte Conserva, dovrete imboccare il ROCKLINE (00 Conserva) che comincia in corrispondenza del 5° tornante dall’inizio del tratto in discesa (troverete il segnapasso CAI sull’albero). Anche questo single track si presenta scorrevole e poco impegnativo. Il primo tratto è caratterizzato da una vegetazione bassa e avvolgente, il secondo da qualche tratto roccioso e scavato. Termina al Crocevia il Castagno; qui dovrete procedere verso il Passo di Dante che raggiungerete dopo 10-15 minuti di sterrata bianca.

Dante

Dallo spiazzo sterrato dovrete individuare la ripida e precaria scalinata che da’ accesso allo 00 del Monte San Giuliano. Questa scelta si rivelerà quantomai infausta. Al di là delle doti alpinistiche richieste per superare i gradini iniziali (tirandosi appresso 15kg di bicicletta) sarà sopratutto il secondo tratto, invaso da vegetazione infestante, a farvi mettere il KOM di moccoli; dovrete infatti farvi largo per un centinaio di metri attraverso un pertugio di 50 cm utilizzando la bici (con manubrio da 78cm) come falciatrice. Fuorisciti dal boschetto infernale con le vesti strappate sembrerete reduci da una violenza di gruppo. Dovrete quindi spingere per circa 400metri poichè questo tratto di 00 nonostante sia quasi in piano è pressochè impedalabile. Questo vi darà l’opportunità di godervi la splendida vista sui monti glabri che circondano il foro e di dare ristoro alle vostre natiche.

Passo Croce

Sbuchiamo su sterrata e dopo pochi metri in salita raggiungiamo il Passo Croce. Sono passate le 17. Nonostante lo scenario idilliaco i pensieri vanno alla mia famiglia lontana, al tratto micidiale che dobbiamo ancora affrontare , alle gambe che non sento più (tutte e 3) e al culo gonfio come quello di un babbuino. Mi metto seduto e scruto il mio compagno……al di là delle sue idee religiose, dei calzini bucati, del cappello da vietnamita che porta sotto il casco, della nerdaggine (nonchè merdaggine) è sopratutto l’assenza di mimica che più inquieta….pare Cristopher Lambert!…….eppure, incosapevole come mulo, spinge sempre e comunque …..in salita, in discesa e sopratutto al cesso. Ma come fa?!! Di lì a breve ho la risposta ………..lo vedo scrutare l’orizzante per qualche minuto, apre lo zaino, srotola un piccolo tappeto persiano (della Quechua) e si accuccia a pregare tra le rocce. Ascolto perplesso quella litania e i ricordi vanno a quando mia nonna, tenendomi in grembo, tentava invano di farmi addormentare……mia nonna, che spettacolo! Dal carattere rude, con gusti cinematografici quantomeno discutibili (Bud Spencer, Steven Siegal), a volte manesca e sovente sboccata ma anche dolce e presente nel bisogno. Sono triste…..mi sistemo accanto al Mullah e prego anch’io. Risollevati nello spirito riprendiamo il nostro viaggio. Seguiamo le indicazioni del cartello per Ripafratta. Percorriamo una sterrata bianca (sentiero 113) e alla fine dei caseggiati giriamo a DX su carrareccia sassosa. Il fondo dissestato, la pendenza e lo sfattume fisico la rendono impedalabile (almeno per il sottoscritto). Decidiamo al primo tornante di proseguire dritti su un tratto di carrareccia dal fondo più regolare che sbuca sull’altra salita che proviene dall’Agriturismo le Capanne. Sostanzialmente sono due strade che procedono in parallelo ed entrambe vi porteranno sul crinale del Monte Cupola. Perdersi è impossibile, è sufficiente procedere in salita.

Salita verso il Monte Cupola

Giunti sul crinale, la strada è unica e facilmente individuabile. Alternando spinta, pedali e discesa percorriamo lentamente lo 00 dei Monti Ovest passando il Cupola e le Cimette. La luce del sole che filtra attraverso la fitta vegetazione ha cambiato inclinazione. Dobbiamo affrettarci. Raggiungiamo in discesa la Casa della Degna, sostiamo sull’ampio spiazzo erboso antistante la casa per una rapida vestizione e un breve briefing, quindi giriamo a SX (ovest) e scendiamo a cannone LA DEGNA, un single track piacevole che alterna flow, tornanti, ripidi e salti (molti dei quali frutto di una mente malata). Alla fine della discesa giriamo a SX e percorriamo i pochi metri di sterrata bianca che ci porteranno sull’asfalto che sale da Molina di Quosa. Siamo stanchi è vero….ma molto meno di quello che avevamo preventivato. L’ultimo tratto di asfaltata è una salita dolcissima, a tratti baciata dal sole, che offre una splendida vista verso la piana di Colognole con i Monti Spazzavento e Bruceto sullo sfondo. Il tempo è cambiato e con esso anche l’umore…..c’è odore di gloria nell’aria. Certo la gambe l’hanno avuta; girano ma non c’è più spinta, mi sento un criceto nella ruota, pedalo pedalo e rimango sempre lì. Percorsi poco più di 3km dalla fine della Degna raggiungiamo finalmente l’orrendo Momento ai Caduti nell’Eccidio della Romagna operato dai Tedeschi nell’agosto del ‘44. Giriamo a DX sulla sterrata bianca che decorre sotto la salita asfaltata che abbiamo pocanzi abbandonato. Giunti ai caseggiati oltrepassiamo il vasto prato e ci rimmergiamo nel bosco per gli ultimi insopportabili metri di salita che ci separano dal CASTELPASSERINO. Che dire?! …..uno dei sentieri top del Monte Pisano; estremamente lungo e divertente, adatto anche e sopratutto ai neofiti. Verso i 2/3 della discesa potreste, in caso di caduta, notare i resti della Torre del Castello che più volte negli anni venne distrutto durante le sanguinose battaglie tra Pisa e Lucca (merda). Sul PASSERINO non c’è storia. Il PASSERINO è la casa del Mullah. Qui ci passa le giornate studiando le traiettorie più assurde, dedicandosi al trailbuilding amatoriale e progettando stragi nei Centri Commerciali della Toscana. Riesco comunque a contenere il distacco nell’ordine di pochi minuti. Alle 19, come cinghiali braccati, sbuchiamo dalla boscaglia…….non facciamo in tempo a riprenderci dalla fatica che, guardandoci negli occhi capiamo! …….no….non ci amiamo…..ma per Dio* ce l’abbiamo fatta!!! Col sorriso a 32 denti scendiamo via di Cocombola e seguendo per Villa Bongi giriamo a SX eppoi dopo pochi metri a DX su sterrata bianca. Con quest’ultimo tatticismo, degno di Giulio Cesare , aggiriamo l’ultima salita e scendiamo in surplace direttamente sulla via dei Rocchetti che ci porterà in breve tempo al Circolino di Cerasomma per il meritato aperitivo……ah già!……….è domenica!! Per Dio*!

COMMENTO

un tributo di sangue e sudore per i nostri splendidi monti, troppo spesso maltrattati o dati per scontati. Un viaggio dalla mattina alla sera in autosufficienza (e deficienza). Un esperienza che tutti quelli che amano la mtb dovrebbero fare. Del resto questo giro, a differenza di altri, non necessita neanche di preparazione fisica (che difatti non ho) ma solo di determinazione, spirito di avventura e sopratutto di questo: 8===========D (ce l’ho!!). *porco

 

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